L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

venerdì 12 febbraio 2016

LA SITUAZIONE MILITARE IN SIRIA, di Pier Francesco Zarcone

Si tratta di un argomento praticamente non trattato dai grandi media. Al massimo ogni tanto si comunica il numero di vittime civili a seguito di scontri e bombardamenti, e si dà notizia di successi militari dell'Isis e di altre formazioni jihadiste, magari dilatandone la portata suscitando il classico effetto di Hannibal ante portas, ma senza inquadrarli nelle oggettive proporzioni tattiche e strategiche. Cosa accada davvero sui campi di battaglia resta sconosciuto ai più, e nella presente fase, alquanto negativa per i cosiddetti takfiri (sinonimo dei jihadisti per il loro tacciare di apostasia i musulmani di orientamento diverso), il silenzio è pressoché totale. Eppure in questi circa quattro anni di guerra in Siria sul piano militare (e politico) ci sono stati sviluppi interessanti.

LE PREMESSE TATTICO-STRATEGICHE

In primo luogo va rimarcata l'opportunità della scelta fin dall'inizio effettuata dal governo di Damasco di fronte a una massiccia e capillare invasione di combattenti stranieri sostenuti (militarmente ed economicamente) dall'esterno. Le opzioni possibili erano due: a) cercare di difendere subito tutto il territorio siriano, con prevedibili esiti disastrosi sul terreno, oppure b) attestarsi nella difesa della capitale e della zona costiera (cioè dell'area con la maggiore concentrazione alawita e sciita in genere). Questa seconda ipotesi implicava il temporaneo abbandono al nemico dei territori orientali – che, seppure in buona parte desertici, presentano risorse energetiche importanti - e poi manovrare da quello "zoccolo duro" territoriale per un'auspicata azione di riconquista. La scelta è caduta sulla seconda opzione.
Al riguardo i grandi media l'hanno generalmente interpretata come segnale o della prossima sconfitta militare dei governativi o di una precisa exit strategy, nel senso che Assad avrebbe fatto della zona costiera il ridotto in cui rifugiarsi e concentrarvi la resistenza dopo il disastro sul campo, dato come inevitabile. La prospettiva strategica alla base di quella decisione era diversa e si basava - in ragione della globale situazione siriana, più complessa e comunque diversa rispetto a quelle di Egitto e Tunisia - sulla vera carta giocabile dal governo damasceno: l'appoggio pratico e concreto da parte di Russia, Iran e Hezbollāh libanese. Era quindi essenziale mantenere aperti i canali aerei, terrestri e marittimi con questi alleati, fornitori di aiuti non solo diplomatici, ma anche militari ed economici. Come infatti è avvenuto.

mercoledì 10 febbraio 2016

COBRA: LA SPIRALE DI UN'AVANGUARDIA, di Roberto Massari

La mostra dedicata a CoBrA. Una grande avanguardia europea (1948-1951) - organizzata dalla Fondazione Roma Museo (Pal. Cipolla: 4/12/15-3/4/16) - e le pagine introduttive del Catalogo che l'accompagna (a cura di Damiano Femfert e Francesco Poli, Skira, 2015, bilingue) possono indurre tre riflessioni preliminari o, meglio, tre constatazioni che ci sembra di poter riferire al contesto artistico italiano di quegli anni.

CoBrA e l'Italia
1) Nella ricchezza di presenze culturali all'interno o alla periferia del movimento CoBrA (acronimo che com'è noto sta a indicare la provenienza dei suoi fondatori da Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam) appaiono assenti poeti o pittori italiani (con un paio di successive eccezioni).
Per un Paese che nel dopoguerra doveva riprendersi dai disastri culturali del ventennio fascista, costretto a inventarsi presunte avanguardie «nazionali» per recuperare parte del tempo perduto, intimidito o succube del miraggio neorealistico sovietico-zdanoviano e sotto l'influenza dilagante del pensiero estetico di Lukács (che aveva fatto un sol fascio del surrealismo e delle avanguardie europee, condannandone l'irrazionalità e la presunta decadenza), non c'è molto da stupirsi.
2) Ma se è vero che gli artisti italiani sono assenti dalla fase fondativa e di sviluppo di CoBrA, non lo sono del tutto rispetto al suo lascito teorico, vale a dire rispetto alla tradizione che si snoda lungo l'arco degli anni '50 e che permea di sé varie altre esperienze di avanguardia artistica. E ciò grazie in primo luogo a due coraggiosi pionieri presituazionistici attivi in campo figurativo.
E infatti, due anni dopo la fine di CoBrA - quindi nel 1953 - l'albese Pinot Gallizio (1902-1964) e il milanese Enrico Baj (1924-2003) saranno all'origine del Movimento internazionale per un Bauhaus immaginista, mentre lo stesso Gallizio sarà tra i fondatori dell'Internazionale situazionista (a Cosio d'Arroscia, tra Imperia e Cuneo, 28 luglio 1957).
L'Is, come è noto e come il Catalogo di cui sopra non manca di sottolineare, si considerò erede diretta anche dell'esperienza CoBrA, grazie soprattutto all'impegno multiforme di uno dei suoi principali esponenti - il danese Asger Jorn (Jørgensen, 1914-1973) - che s'impegnò in tutti e tre i movimenti citati. Jorn sarà anche a Cosio, immortalato nella storica foto dei «magnifici sette», con l'ottavo impegnato a scattarla.
3) Eppure, nonostante l'assenza da un momento di snodo così importante per la crescita di un discorso alternativo, anticonformistico e necessariamente antagonistico rispetto alle «accademie» culturali delle due «Chiese» dominanti (quella cattolica e quella togliattiana), col tempo un settore della cultura italiana arrivò ad assolvere un qualche ruolo d'avanguardia.

lunedì 8 febbraio 2016

CRÍTICA SOBRE POLONIA Y UE

Sono felice, anzi felicissimo, di presentare ai lettori di Utopia Rossa un esempio di discussione civile e costruttiva tra compagni di paesi diversi che condividono alcuni princìpi di fondo, ma dissentono nell'analisi politica della realtà attuale. Avevamo pubblicato sul nostro blog un importante articolo scritto da Roberto Savio in spagnolo («Europa se está desintegrando bajo la mirada indiferente de sus ciudadanos»), in cui si prende atto del processo regressivo sulla strada dell'unità europea. L'articolo per noi ha un valore speciale, visto che la maggior parte della ex estrema sinistra italiana gongola a vedere questo insuccesso di unificazione politica extranazionale essendo ormai tornata al più trito nazionalismo (per giunta a favore di un nazionalismo italiano, cioè di uno Stato-nazione che fa schifo sotto il profilo etico, istituzionale, economico e culturale, trovandosi collocato molto al di sotto anche di «normali standard» capitalistici).
Personalmente provo solo ribrezzo verso questa deriva della ex estrema sinistra, che ci riporta indietro di un secolo e mezzo, al di sotto dei sogni e valori della Prima internazionale che considerava qualsiasi caduta di barriere nazionali come un progresso dell'umanità in sé e per sé. Ed è una vergogna che la bandiera del superamento dei confini nazionali sia lasciata in mano a settori borghesi più o meno capaci di assicurare un'autentica unificazione. Ma di questo non hanno colpa solo i poveri nazionalisti della ex estrema sinistra, bensì il movimento operaio nel suo insieme che dopo le atroci esperienze dello stalinismo (basti pensare al patto di Stalin con Hitler e l'avvio della Seconda guerra mondiale) non è stato più capace di risollevare se stesso e la bandiera dell'internazionalismo. Sono alcuni anni che cerco/cerchiamo di arginare questa marea nazionalistica «rossa» o «rosa» e il compito rimane intatto. Chi lo capisce, dovrebbe aiutarci. Chi non lo capisce, dovrebbe almeno astenersi.
Ebbene, nel testo di Savio ci sono alcuni giudizi sulla Polonia che hanno spinto Zbigniew Kowalewski (membro del comitato internazionale di UR) a criticare il testo di Savio. Poi è stato il turno di Michele Nobile, che ha fornito alcuni dati sulle vicende elettorali più recenti della Polonia e, sulla base dei risultati elettorali, ha voluto verificare quanto i governi di Polonia e Ungheria si possano considerare rappresentativi dei cittadini di quei paesi. Infine la replica di Savio, che nella sua modestia e generosità dovrebbe rappresentare un esempio per tutti noi.
Resta il fatto che il virus del nazionalismo continua a circolare in ambienti presuntamente di avanguardia e trarrà nuovo alimento proprio dall'incapacità unificatrice che dimostrano le borghesie di ciascuno Stato o perlomeno i loro settori meno nazionalistici. Questo con buona pace di qualcuno che anni fa ci spiegava che ormai lo Stato borghese non esiste più… [r.m.]
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Andrzej Duda, presidente de Polonia
Un breve comentario.
Creo que es importante rendir cuenta de los hechos de manera objetiva, porque una propaganda anti-UE no es mejor que una propaganda pro-UE: no son, justamente, analisis sino propaganda. Ignorando algunos hechos importantes, este texto se desliza facilmente de un analisis hacia una propaganda, la anti-UE en ocurrencia. En el titulo exagera, porque no es verdad que la UE “se esta desintegrando bajo la mirada indiferente de sus ciudadanos”. Dice el texto: “Dos países, primero Hungría y luego Polonia, rechazan explícitamente ‘el modelo y los valores europeos’, el primero para defender un modelo autocrático de gobierno y el segundo los valores cristianos, haciendo caso omiso de todas las declaraciones de Bruselas”.

domenica 7 febbraio 2016

CURIOSA ABERRACIÓN: LOS CONCURSOS DE BELLEZA, por Marcelo Colussi

I

La belleza, si bien siempre difícil de definir, es algo inherente a todos los seres humanos aunque no se la problematice en forma explícita. Entendámosla, para dar un marco general mínimo a partir del que poder seguir hablando del asunto, como la búsqueda del placer estético, el placer de los sentidos. La belleza, por tanto, va de la mano de lo sublime, de lo que en términos perceptivos nos deleita. De las artes, sin dudas –quizá la forma superior de búsqueda de la belleza; pero también la podemos encontrar en la cotidianeidad, en cada pequeño detalle de la vida práctica.
¿Puede hablarse de la “belleza” de los seres humanos? Tema arduo, polémico; la ética ha tratado inmemorialmente estos asuntos. ¿Es la belleza algo material o espiritual? Convengamos que efectivamente sí hay belleza humana. Lo cual nos lleva a plantear qué es su opuesto: ¿la fealdad? ¿Quién es bello y quién es feo? ¿Con qué criterios medir eso? Y más aún –hablando de ética–: ¿es posible medirlo? Y más aún: ¿para qué medirlo?
Si de belleza material se trata, el problema se torna muy complejo. La belleza de la que podemos dar cuenta con el sentido de la vista es totalmente social, cultural, histórica. ¿En nombre de qué alguien es más bello que un feo? ¿Quién es más feo o fea que otro u otra? Si extremamos la indagación, vemos que los valores ligados a la belleza física son absolutamente relativos, convencionales. ¿Es más bella la piel negra o la blanca? ¿Es más bella una nariz atravesada por un hueso de animal o un labio con un aro de metal que una no tiene nada de eso? ¿Cuándo comenzamos a decir que algo es feo? ¿Es más bello un seno femenino que nunca usó sostén –como el de las mujeres de algunas tribus en el África negra–, flácido y caído casi hasta la cintura, o aquel que lleva muchas siliconas, como el de tantas mujeres occidentales, rígidos y firmes? ¿Qué es más bella: una cabellera rubia o las trenzas de pelo negro? ¿Un calvo no es bello entonces? ¿Los pies de una mujer china, amarrados desde niña y por tanto muy pequeños, son más bellos que un número 44? ¿Son bellos los tatuajes? ¿Por qué ahora los y las occidentales los usan tan profusamente? Antes, unas décadas atrás apenas, ¿eran feos? ¿Y por qué ahora en Occidente se atraviesan narices, labios, orejas y ombligos con aros de metal? ¿Pasaron a ser bellos esos accesorios que antes usaban algunos pueblos “primitivos”? ¿No eran bellos hace unos años? ¿Era bella la Mona Lisa, o era una gorda con muchos kilitos de más? Como vemos, todo esto nos pone ante planteos difíciles. Primera conclusión, entonces: la belleza es relativa, los patrones de belleza son históricos, convencionales.

venerdì 5 febbraio 2016

EUROPA SE ESTÁ DESINTEGRANDO BAJO LA MIRADA INDIFERENTE DE SUS CIUDADANOS, por Roberto Savio

Todos somos testigos de la lenta agonía del sueño de la integración europea, sin una sola manifestación en cualquier lugar, entre sus 508 millones de ciudadanos. Está claro que las instituciones europeas atraviesan una crisis existencial. Sin embargo, el debate se ha limitado al nivel intergubernamental.
Eso demuestra claramente que los ciudadanos europeos no se sienten relacionados con Bruselas. Atrás han quedado los años cincuenta, con la movilización de los jóvenes en el Movimiento Federalista de la Juventud y los activistas del Movimiento Federal encabezado por Altiero Spinelli, o la campaña masiva para una Europa que trascendería las fronteras nacionales, un tema frecuente de los encuentros de los intelectuales de la época.
Ha sido un crescendo de la crisis. Primero la división Norte-Sur, con un norte que no quería rescatar el sur y que ha convertido la austeridad en un tabú monolítico, con Alemania como líder inflexible. Grecia fue el lugar elegido para entrar en conflicto y ganar, incluso si su presupuesto era sólo el 4% de la Unión Europea.
El frente de la disciplina fiscal y la austeridad fácilmente rebasaron a aquellos que abogaban por el desarrollo y el crecimiento como una prioridad. Pero había alienar a muchos de los ciudadanos atrapados en la lucha.
Dos países, primero Hungría y luego Polonia, rechazan explícitamente “el modelo y los valores europeos”, el primero para defender un modelo autocrático de gobierno y el segundo los valores cristianos, haciendo caso omiso de todas las declaraciones de Bruselas.
Al mismo tiempo apareció otro asunto de mal agüero. El primer ministro británico David Cameron amenazó con que si no obtenía condiciones especiales, salía de la Unión Europea. En Davos dijo explícitamente que el Reino Unido está en la UE debido al mercado, pero rechaza todo lo demás, sobre todo una posible mayor integración, tal como se indica en los tratados de la UE.
La canciller alemana Angela Merkel ha estado enviando señales tranquilizadoras, mientras todos los países europeos se empeñan en el proceso de recuperación de soberanía tanto como sea posible. Por lo tanto, sea lo que sea que Londres obtenga, será un punto de referencia para todo el mundo. Es revelador que en el Reino Unido la campaña pro europea está dirigida por el sector financiero y económico y no hay ningún movimiento ciudadano.

martedì 2 febbraio 2016

JOZEF TISO: PRESIDENT, PRIEST AND NAZI COLLABORATOR, by Peter Gorenflos

Hitler’s Catholic marionette in Slovakia, the six-week suspension of the deportations or Pacelli’s lame excuse

IN DUE LINGUE (Inglese, Tedesco)
IN TWO LANGUAGES (English, German)

Adolf Hitler and Jozef Tiso, Salzburg, Austria, July 1940
Introduction

In his thesis on the Slovakian holocaust, the Israeli historian Yeshayahu Andrej Jelinek describes how there had already been regular pogroms in the piece of land that was to become Slovakia before the beginning of Slovakian nationalism in the 19th century. But these were not the usual kinds of pogrom. It was not only the Jews who were plundered in order to obtain riches: it was also the nobility, the clergy and the slowly developing bourgeoisie. The word “pogrom” had not even existed in the Slovakian language at that time. These raids, called “rabovačka”, had more of an anarchistic character and were characterised by social bitterness and the desire for fair distribution of means rather than religious hatred. Since the 19th century, the Slovakian social elite was predominantly Lutheran; only towards the end of the century did the Catholic Slovakian People’s Party form, based on the Hungarian model, which had been named after its leader, a Papal chamberlain, since the 1920s – the Hlinka Party. Its policies were predominantly anti-Czech but parts of it also increasingly took on anti-Semitic traits, especially after Hitler has seized power. The slogan issued by the new government of the federal Slovakian partial republic in 1938, “Enrich yourselves!”, was then also taken up by the people, who primarily took advantage of the property of defenceless Jews.

Background

Eugenio Pacelli was elected Pope on 2 March 1939 as Pius XII and enthroned ten days later. He was more Nazi-friendly than his predecessor Pius XI, who regularly became enraged: not because of any rule of terror or warmongering on the part of Hitler, but because of violations of the concordat, violations of Catholic interests. Hitler was simply the lesser of two evils with whose aid the greater evil, the seizure of power by the German Communist Party according to the Soviet model, was to be prevented. Apart from that, National Socialism – for all the common elements that were constantly being emphasised by both sides – was above all an ideological competitor: Heart-of-Jesus cult versus blood-and-soil cult. Himmler’s paper, “Das Schwarze Korps” [“The Black Corps”], had in any case no longer attacked the Catholic church since Pacelli had become Pope.

JOZEF TISO: PRÄSIDENT, PRIESTER UND NAZI-KOLLABORATEUR, von Peter Gorenflos

Hitlers katholische Marionette in der Slowakei, der sechswöchige Deportations-Stopp oder Pacellis faules Alibi

IN DUE LINGUE (Inglese, Tedesco)
IN ZWEI SPRACHEN (Englisch, Deutsch)

Adolf Hitler und Jozef Tiso, Salzburg, Österreich, Juli 1940
Einführung

In seiner Arbeit über den slowakischen Holocaust beschreibt der israelische Historiker Yeshayahu Andrej Jelinek, wie es schon vor Beginn des slowakischen Nationalismus im 19. Jahrhundert, ja schon seit dem Mittelalter, regelmäßige Plünderungen in dem Landstrich gab, der später die Slowakei wurde. Man bereicherte sich hier allerdings ohne die sonst üblichen Pogrome, nicht nur an der jüdischen Bevölkerung, sondern auch am Adel, am Klerus, an der sich langsam entwickelnden Bourgeoisie. Das Wort Pogrom existierte noch nicht einmal in der slowakischen Sprache. Diese „rabovačka” genannten Raubzüge hatten mehr anarchistischen Charakter, waren von sozialer Bitterkeit geprägt, vom Wunsch nach gerechten materiellen Verhältnissen und weniger von religiösem Hass. Seit dem 19. Jahrhundert war die gesellschaftliche Elite der Slowakei vor allem lutherisch, erst gegen Ende des Jahrhunderts bildete sich die katholische Slowakische Volkspartei nach ungarischem Vorbild heraus, die seit den 1920er Jahren nach ihrem Vorsitzenden, einem päpstlichen Kammerherrn, auch einfach nur Hlinka-Partei genannt wurde. Ihre Politik war insbesondere anti-tschechisch orientiert, trug aber in einigen Teilen, vor allem nach der Machtergreifung Hitlers, zunehmend antisemitische Züge. Die von der neuen Regierung föderativen slowakischen Teilrepublik 1938 ausgegebene Parole „Bereichert Euch!” wurde dann auch von der Bevölkerung angenommen, die sich vor allem am Eigentum wehrloser Juden schadlos hielt.

Vorgeschichte

Eugenio Pacelli wurde am 2. März 1939 zum Papst Pius XII. gewählt und zehn Tage später inthronisiert. Er war Nazi-freundlicher als sein Vorgänger Pius XI., der regelmäßig in Rage geriet, nicht etwa wegen der Terrorherrschaft oder Kriegstreiberei Hitlers, sondern wegen Verletzungen des Konkordates, Verletzungen katholischer Interessen. Hitler war ja nur das kleinere Übel, mit dem man das größere, die Machtübernahme durch die KPD nach sowjetischem Vorbild, verhindern wollte. Ansonsten war der Nationalsozialismus – bei von allen Seiten ständig betonten Gemeinsamkeiten – v.a. auch ideologischer Konkurrent: Herz-Jesu-Kult versus Blut-und-Boden-Kult. Himmlers Blatt „Das Schwarze Korps” hatte seit Pacellis Regierungsantritt die katholische Kirche jedenfalls nicht mehr angegriffen.

venerdì 29 gennaio 2016

Giorni della Memoria: IL FASCISMO OGGI, di Roberto Massari

Dopo l'articolo sul Gulag e per contribuire ulteriormente alla riflessione dei lettori in queste giornate dedicate alla memoria della Shoah - che per noi significa denuncia e riflessione su tutti i genocidi, grandi o piccoli, su tutti i crimini contro l'umanità commessi nel corso del secolo precedente, ma anche nell'attuale - pubblichiamo questo vecchio testo di Massari, scritto nel 1994 come introduzione alla nuova edizione del celebre libro di Daniel Guérin (Fascismo e gran capitale). Il lettore dovrà solo sostituire qualche data e il nome di qualche organizzazione politica e vedrà che il discorso di Massari sul «piccolo uomo comune represso» conserva intatta, purtroppo, la sua attualità. Anzi, si va estendendo, coinvolgendo ambienti e personalità politiche che un tempo si sarebbero dette «di sinistra». [la Redazione]

a mio nonno materno
Otello di Peppe D'Alcide
falegname ebanista
amante della lirica
e di filosofia orientale
militante comunista
torturato a via Tasso
imprigionato a Regina Coeli
assassinato alle Fosse Ardeatine

Una squadra fascista durante la «Marcia su Roma»
È il testo più celebre di Daniel Guérin, comunista libertario, antifascista, antistalinista e anticonformista, sopravvissuto alle demoralizzazioni del dopoguerra, imbevuto di cultura rivoluzionaria - dall'arte al sesso, dall'economia alla storia - schierato con i neri antillani e con quelli nordamericani, con il popolo algerino contro la madrepatria coloniale, dalla parte dei giovani, del Maggio francese e del movimento della sinistra rivoluzionaria di quegli anni, internazionalista e cosmopolita, diffusore del pensiero di Reich in Francia e del marxisme libertaire (termine da lui coniato) ovunque, difensore degli omosessuali, degli immigrati, dei diversi, antistatalista e antirazzista fino alla morte.
Emblema della cultura radicale di questo morente ventesimo secolo.

Personalmente considero un privilegio aver potuto conoscere Guérin a Parigi nei primi anni '70, quando - entrambi nella redazione di Autogestion et socialisme - ci trovammo a collaborare nella diffusione di studi e ricerche sulla democrazia diretta: era il filo conduttore di quella rivista ed era il problema dei problemi all'indomani della grande ascesa rivoluzionaria verificatasi in Francia, in Europa e nel mondo.
Guérin ci ha lasciato qualche anno fa e la democrazia diretta continua ad essere il problema dei problemi, anche se c'è sempre chi s'illude di averlo definitivamente sepolto.
Questo libro fa rivivere entrambi.

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)