L’associazione Utopia rossa lavora e lotta per l’unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

martedì 16 dicembre 2014

NEL 20° DELLA MORTE (30 novembre 1994) - Guy Debord: da «La società dello spettacolo» ai «Commentari»*, di Roberto Massari

Nella Tesi 32, vale a dire nella penultima tesi dei Commentari sulla società dello spettacolo (scritti nel 1984, pubblicati nel 1988, ed. italiana della Sugarco del 1990), Debord ci offre alcuni cenni di sintesi, lasciando completamente libero il lettore - come da tradizione situazionista - di considerarli più o meno conclusivi rispetto alla lunga analisi dipanata in questo volume e nel precedente del 1967.
Il dominio della società spettacolare, ci viene detto, ha ormai raggiunto pienamente l’obiettivo dal quale aveva preso le mosse a partire dal secondo-terzo decennio del Novecento (secondo la datazione proposta a p. 13), avendo assunto le caratteristiche di autentica «trasformazione sociale». E qui il lettore non può non riandare con la memoria alle pagine del precedente volume dedicate alla descrizione del processo formativo della società dello spettacolo, a partire dalla sua forma di merce fino alla sua trasformazione in merce suprema che condiziona la produzione e la circolazione di tutte le altre merci (vi torneremo tra breve).
Ma la trasformazione sociale di cui parla Debord - avendo già fatto esplicito riferimento in più parti del suo nuovo lavoro all’integrazione delle spinte di ribellione prodotte dai movimenti del ‘68 (alle quali si potrebbe applicare, storicizzandola, la bella distinzione debordiana tra «invano» e «inutilmente») - ha acquisito una tale profondità da consentire l’affermazione poco rassicurante secondo cui essa avrebbe «cambiato radicalmente l’arte di governare» (p. 79). Nel nostro alienato futuro non sarà un «dispotismo illuminato» a regolare la vita sociale, ma un sistema totalitario integrato vero e proprio.

lunedì 15 dicembre 2014

UN TRAJE A LA MEDIDA DEL CAPITALISMO CHINO EN VENEZUELA, por Rosa Natalia


publicado en Ruptura el 12 de Diciembre de 2014

“…El nuevo Estado de derecho […] obliga a generar nuevos instrumentos y mecanismos normativos y procedimentales no contemplados en la legislación actual. Por ende se propone este Decreto con     Rango, Valor y de Fuerza de Ley de Regionalización Integral para el Desarrollo Socioproductivo de la Patria…”

Y así, arranca la nueva legislación que regirá nuestra relación económica a largo plazo con China aprobada el 18 de Noviembre de 2014 por vía habilitante. No es cualquier párrafo, es la declaración explícita de que existe una nueva correlación de fuerzas económicas y para ellas, hacía falta una nueva norma. Para no alborotar el “avispero” y tener que redactar una nueva Constitución, se creó este Decreto que levanta la legislación vigente pero solamente en estas Zonas, es decir, que tendremos pequeños países con su legislación, dentro de Venezuela.
En este corto ensayo tocaremos los puntos álgidos de esta nueva legislación* por considerarla punta de lanza del capitalismo trasnacional en Venezuela. Haremos citas y traduciremos la nomenclatura de la ley, llena de palabras como desarrollo, producción, estrategia, planes, etc. y las traduciremos a palabras comunes y corrientes para poder comprender el trasfondo. Comencemos.

venerdì 12 dicembre 2014

SITUAZIONISTI. L’ACQUA E IL VENTO NEL MARKETING DEL FUTURO, di Pasquale Stanziale

La società dello spettacolo di G. Debord come narrazione attuale e inattuale
Materiali/percorsi dallo spettacolo integrato all’economia politica dell’immaginario


1- Le avanguardie e il tempo
2- Per un deturnamento (in qualche modo) della Società dello spettacolo
3- Note per una estetica del disgusto
4- Le risposte invertite della storia
5- Firewall, ideologie e dissolvenze
6- Verso una economia politica dell’immaginario


      Eravamo venuti come l’acqua, siamo partiti come il vento.
G. Debord 
  
     Bisogna dunque ammettere che non c'erano né successo né fallimento per Guy Debord e per le sue pretese smisurate. Per me non ci sarà né ritorno né riconciliazione. La saggezza non arriverà mai.
G. Debord 
  
Guy Debord è una macchina infernale, difficile da disinne­scare. Eppure ci si è provato, e ci si prova ancora. Si cerca di neutralizzarlo, di edulcorarlo, di estetizzarlo, di banalizzarlo. Niente da fare. La dinamite è sempre là, e rischia di esplodere tra le mani di chi la maneggia per renderla inoffensiva.
M.  Löwy (2001)

giovedì 11 dicembre 2014

CORRUPCIÓN E IMPUNIDAD: ENEMIGOS INTERNOS, por Marcelo Colussi

“¡Hoy es 23 de diciembre, mi amigo!”, dijo altanero el empleado tras su ventanilla. “Para terminarle el trámite… ¡déjese algo!”. ¿Alguien pasó por experiencias similares? Seguramente muchos, o todos los que están leyendo este texto.

La corrupción no es un cuerpo extraño en las sociedades: es el pan nuestro de cada día. Ello no pretende ser una justificación. Por el contrario: pretende partir de su reconocimiento para ver cómo dar un combate con posibilidades reales de éxito. Por supuesto, hay grados de corrupción: lo que pide ese empleado para terminar el trámite no es lo mismo que el 20% que exige un ministro para otorgar una millonaria obra de infraestructura que demorará un año en terminarse. Pero que hay corrupción por todos lados: ¡no hay dudas! Fidel Castro, aún en ejercicio de la presidencia en Cuba hace algunos años atrás, la tuvo que denunciar explícitamente, y eso no significa el fracaso de los valores socialistas.

Reconocer que está entre nosotros, que está instalada como posibilidad cultural de todos los seres humanos, no es declararse rendido ante ella. Que la corrupción existe, que tiene un peso considerable en la dinámica de las relaciones humanas, que ha estado presente en muchas civilizaciones a través de la historia según se desprende de su estudio, todo ello debe ser nuestro punto de arranque. La cuestión es ¿qué antídoto le anteponemos? O más aún: ¿es posible combatirla? ¿Hay antídoto?

Partimos de la base de dos premisas: 1) la corrupción es detestable, es negativa, destruye en vez de construir, aunque sea una práctica común y que puede hallarse por todos lados; 2) es posible combatirla y quitarle espacio, y hasta quizá vencerla totalmente. Si no creyéramos firmemente en esas premisas, de nada valdría plantearse trabajar el tema.

La corrupción, dicho muy rápidamente, tiene que ver con la evitación de las normas, con su transgresión. Aunque no cualquier transgresión: sin duda se trata de un delito, como cualquier salto a las normas, a las leyes establecidas. Pero si algo tiene como particularidad distintiva es la impunidad. Los actos corruptos dañan a terceros, sin dudas, si bien tienen la singularidad de estar integrados como parte de la cultura dominante; es decir: son “normales” dentro de las distintas sociedades, distintamente a otro tipo de crímenes. En ese sentido podemos considerarla como impune, protegida contra el castigo. Es, por tanto, un “mal” que tenemos instalado en la cotidianeidad. No hay sociedad compleja, con aparato estatal ya desarrollado, que no presente una cuota de corrupción. Salvando las distancias, es como las caries respecto a la salud bucal: no son buenas, pero convivimos con ellas y es muy difícil prevenirlas. Y definitivamente, es imposible evitarlas.

giovedì 4 dicembre 2014

IL LETTRISMO, DI ALESSANDRO SCURO, di Pino Bertelli

In questo testo di Alessandro Scuro, la storia del Lettrismo è analizzata con dovizia di note, approfondimenti, tessiture, leggende di un movimento (non solo) artistico, fondato da Isidore Isou e Gabriel Pomerand negli anni ’40 a Parigi, affiancati (tra gli altri) da Maurice Lemaître e Guy Debord (l’autore del testo più rubato nel ’68, La società dello spettacolo, uno dei fondatori dell’Internazionale Situazionista). Il giovane saggista ricostruisce, con una qualche partecipazione passionale, la successione degli eventi storici, i personaggi eccentrici, gli scandali pubblici che i lettristi hanno operato nella capitale francese e, per molti versi, riversato nei centri culturali europei della propria epoca.
L’introduzione di Scuro rievoca le gesta degli esistenzialisti di Saint-Germain-des-Prés (Sartre, Vian, de Beauvoir, Camus, Prévet, Gréco), l’incontro tra Isou e Pomerand, le prime teorie e provocazioni lettriste nei caffè parigini... le creazioni lettriste e le diatribe tra gli stessi artisti che giungono a risse, espulsioni o dimissioni dal movimento del quale Isou si è autoproclamato Messia... diceva di essere “il più grande uomo politico di tutti i tempi e il più grande poeta e compositore di tutti i tempi”, l’inventore della “società paradisiaca” a venire. Di là da certe incaute affermazioni, ci sono opere di Isou che in qualche modo hanno modificato la struttura, la dizione, la ricezione non solo nella poesia ma anche nella pittura, musica, scultura, fotografia, cinema... la messe dei suoi libri toccano l’insieme dei saperi e non sappiamo se ci troviamo di fronte alla magia spudorata di un talento o alla forza propulsiva di un inventore che ha fatto della propria vita un’opera d’arte.

sabato 29 novembre 2014

NEL 20° DELLA MORTE (30 novembre 1994) - La società dello spettacolo di Guy Debord e la critica rivoluzionaria, di Michele Nobile

L’inattualità della Società dello spettacolo, nel mondo falso in cui è verificata 

A rileggerla oggi, vien da pensare che la Società dello spettacolo di Guy Debord sia di straordinaria inattualità: ma proprio perché, da quel lontano 1967, il processo storico di spettacolarizzazione della società è ora giunto a compimento.
Nel discorso contemporaneo i termini spettacolo e spettacolarizzazione ricorrono frequentemente: ad esempio, non sono rare espressioni come politica-spettacolo e spettacolarizzazione della politica; il termine americanizzazione li implica entrambi, essendo erroneamente considerati gli Stati Uniti come patria dello spettacolo (come si vedrà, invece, i partiti operai europei hanno svolto un ruolo di primo piano nella formazione della società dello spettacolo); è una banalità sottolineare l’importanza, ai fini del successo, dell’immagine degli individui, sia comuni spettatori che pubblici attori. Ed è un fatto che, quale sia il campo nel quale sono state fatte emergere, le vedette dello spettacolo possono trascorrere tranquillamente dal commento sportivo alla discussione di bioetica, dalla dietetica alla politica internazionale. Altamente spettacolari sono le grandi mostre itineranti, che rappresentano l’imbalsamazione commerciale dell’arte, e massimamente spettacolare fu l’attacco terroristico alle torri gemelle: a dimostrare che perfino i nostalgici dell’Umma medievale hanno fatto propria la spettacolarità quale dimensione essenziale della politica postmoderna e postdemocratica. Logica postmodernista nell’uso dei mezzi comunicativi - e distruttivi - e neomedievalismo integralista possono fondersi nell’azione e nella falsa coscienza spettacolare. La società dell’immagine e degli eventi spettacolari è messa in scena da un insieme di apparati vastissimo e diversificato.
Dunque, riconsiderando sia la realtà dello spettacolo della società contemporanea, sia l’enorme diffusione della varia letteratura intorno all’immagine e allo spettacolo, ci si può sentire autorizzati a considerare la Società dello spettacolo come uno dei testi di maggior successo dell’ultimo mezzo secolo: se non come copie vendute, almeno per influenza sull’intellettualità postmoderna. Tuttavia, penso si tratti di un’influenza mediata e indiretta: in sostanza, una banalizzazione che si limita a vedere solo la superficie dei fenomeni  della spettacolarizzazione.  
L’analisi di Debord permette di dare un senso storico sia alle trasformazioni strutturali sia alle rielaborazioni ideologiche omogenee all’ordine esistente, quali si sono dispiegate tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. La Società dello spettacolo delinea le caratteristiche principali e la ragion d’essere dell’atmosfera sociale, politica, culturale e, perfino!, economica a noi contemporanea. E appare inattuale perché, portato a compimento il processo di spettacolarizzazione della società e, vivendo noi dentro questa atmosfera, è difficile distanziarsene e prenderne coscienza. Il perfezionamento postmoderno della società dello spettacolo comporta il trionfo della tesi della fine delle ideologie ma con la differenza, rispetto alle aspettative degli anni ’60, che il trionfo è tale perché è sopravvissuta un’unica visione ideologica del mondo o, meglio, abbiamo «una Weltanschauung divenuta effettiva, materialmente tradotta. Si tratta di una visione del mondo che si è oggettivata» (tesi 5, La società dello spettacolo, introduzione e cura di Pasquale Stanziale, Massari editore, Bolsena 2002, p. 44. D’ora in poi l’indicazione delle pagine si riferisce a questa edizione). Che è, appunto, la società dello spettacolo come fatto sociale totale e totalizzante. In tempi più recenti la tesi della fine delle ideologie è stata riproposta con l’idea della fine della storia, postulando la società capitalistica e liberaldemocratica quale l’unico orizzonte oramai disponibile all’umanità. La risposta che diede allora Debord si attaglia perfettamente all’atmosfera mentale postmoderna:

«Quando l'ideologia, che è la volontà astratta dell'universale e la sua illusione, si trova legittimata dall'astrazione universale e dall'effettiva dittatura dell'illusione nella società moderna, essa non è più la lotta volontaristica del parcellare, ma il suo trionfo» (tesi 213).

martedì 25 novembre 2014

REGIONALI 2014 IN EMILIA ROMAGNA: CROLLA IL CONSENSO, MA RENZI CANTA VITTORIA, di Michele Nobile


«Vittoria netta, bravissimi Bonaccini e Oliverio. Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare. Noi nel frattempo cambiamo l'Italia»; «grande Lega Nord Padania, grande Matteo Salvini, il futuro della nuova politica passa da noi». Così cinguettano Matteo Renzi e Roberto Maroni, due galletti spennati che hanno l’indecenza di elevare chicchirichì di vittoria.

Al contrario, a vincere è di sicuro il disgusto degli elettori: tra astenuti, bianche e nulle, in Emilia Romagna l’astensionismo in senso ampio ha fatto un balzo di 30 punti di percentuale, pari al 64% del corpo elettorale. Un dato impressionante, tanto più che tradizionalmente si tratta di una regione con alta partecipazione elettorale. Sull’eccezionale crescita dell’astensionismo hanno inciso certamente gli scandali locali, ma forse anche più la politica del governo Renzi. Possiamo dire che anche l’Emilia Romagna si allinea, anzi assume una posizione d’avanguardia, nel rifiutare il voto alla casta politica in tutte le sue versioni. Un fatto che consideriamo di buon auspicio per il futuro e la conferma di un’indicazione politica: che se ne vadano tutti!
I fatti bruti sono che nelle regionali emiliane il Partito democratico ha perso 322 mila voti sulle regionali del 2010, 538 mila sulle politiche del 2013, 677 mila sulle europee 2014; la Lega nord ha un risultato più ambiguo, perdendo 55 mila voti sulle regionali precedenti, ma guadagnando in modo notevole sulle politiche del 2013. In questo caso, però, non di sfondamento si tratta ma di un ritorno al livello delle politiche 2008. 

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princípi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)