L’associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l’unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente – con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica – persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

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lunedì 8 febbraio 2016

CRÍTICA SOBRE POLONIA Y UE

Sono felice, anzi felicissimo, di presentare ai lettori di Utopia Rossa un esempio di discussione civile e costruttiva tra compagni di paesi diversi che condividono alcuni princìpi di fondo, ma dissentono nell'analisi politica della realtà attuale. Avevamo pubblicato sul nostro blog un importante articolo scritto da Roberto Savio in spagnolo («Europa se está desintegrando bajo la mirada indiferente de sus ciudadanos»), in cui si prende atto del processo regressivo sulla strada dell'unità europea. L'articolo per noi ha un valore speciale, visto che la maggior parte della ex estrema sinistra italiana gongola a vedere questo insuccesso di unificazione politica extranazionale essendo ormai tornata al più trito nazionalismo (per giunta a favore di un nazionalismo italiano, cioè di uno Stato-nazione che fa schifo sotto il profilo etico, istituzionale, economico e culturale, trovandosi collocato molto al di sotto anche di «normali standard» capitalistici).
Personalmente provo solo ribrezzo verso questa deriva della ex estrema sinistra, che ci riporta indietro di un secolo e mezzo, al di sotto dei sogni e valori della Prima internazionale che considerava qualsiasi caduta di barriere nazionali come un progresso dell'umanità in sé e per sé. Ed è una vergogna che la bandiera del superamento dei confini nazionali sia lasciata in mano a settori borghesi più o meno capaci di assicurare un'autentica unificazione. Ma di questo non hanno colpa solo i poveri nazionalisti della ex estrema sinistra, bensì il movimento operaio nel suo insieme che dopo le atroci esperienze dello stalinismo (basti pensare al patto di Stalin con Hitler e l'avvio della Seconda guerra mondiale) non è stato più capace di risollevare se stesso e la bandiera dell'internazionalismo. Sono alcuni anni che cerco/cerchiamo di arginare questa marea nazionalistica «rossa» o «rosa» e il compito rimane intatto. Chi lo capisce, dovrebbe aiutarci. Chi non lo capisce, dovrebbe almeno astenersi.
Ebbene, nel testo di Savio ci sono alcuni giudizi sulla Polonia che hanno spinto Zbigniew Kowalewski (membro del comitato internazionale di UR) a criticare il testo di Savio. Poi è stato il turno di Michele Nobile, che ha fornito alcuni dati sulle vicende elettorali più recenti della Polonia e, sulla base dei risultati elettorali, ha voluto verificare quanto i governi di Polonia e Ungheria si possano considerare rappresentativi dei cittadini di quei paesi. Infine la replica di Savio, che nella sua modestia e generosità dovrebbe rappresentare un esempio per tutti noi.
Resta il fatto che il virus del nazionalismo continua a circolare in ambienti presuntamente di avanguardia e trarrà nuovo alimento proprio dall'incapacità unificatrice che dimostrano le borghesie di ciascuno Stato o perlomeno i loro settori meno nazionalistici. Questo con buona pace di qualcuno che anni fa ci spiegava che ormai lo Stato borghese non esiste più… [r.m.]
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Andrzej Duda, presidente de Polonia
Un breve comentario.
Creo que es importante rendir cuenta de los hechos de manera objetiva, porque una propaganda anti-UE no es mejor que una propaganda pro-UE: no son, justamente, analisis sino propaganda. Ignorando algunos hechos importantes, este texto se desliza facilmente de un analisis hacia una propaganda, la anti-UE en ocurrencia. En el titulo exagera, porque no es verdad que la UE “se esta desintegrando bajo la mirada indiferente de sus ciudadanos”. Dice el texto: “Dos países, primero Hungría y luego Polonia, rechazan explícitamente ‘el modelo y los valores europeos’, el primero para defender un modelo autocrático de gobierno y el segundo los valores cristianos, haciendo caso omiso de todas las declaraciones de Bruselas”.
No es Hungría y Polonia que rechazan…, son sus gobiernos lo que lo hacen. Es incorrecto reducir un país o un Estado a su gobierno; tanto mas incorrecto cuanto mas disonancia hay entre gobierno y sociedad.
En Hungría la sociedad está en buena medida aplastada por el régimen autoritario y no se expresa masivamente, pero, según las encuestas, la mitad de la población confía en la UE y un 63% se consideran ciudadanos de la UE.
En Polonia el gobierno actual no solo aspira a “defender los valores cristianos”, sino está instaurando un régimen autoritario similar al hungaro, pero apenas está comenzando a instaurarlo y la sociedad no está aplastada aún. Desde hace varias semanas, una parte de la sociedad polaca sale a las calles, simultaneamente en tres o cuatro decenas de ciudades, convocada por un Comité de Defensa de la Democracia, creado ad hoc, para protestar masivamente contra las violaciones crecientes de los logros democraticos y expresar su apoyo a la pertenencia de Polonia a la UE. Estas manifestaciones se llevan a cabo, simbólicamente, bajo dos banderas: la polaca y la europea.
En Polonia, según las encuestas, el apoyo a adhesión de Polonia a la UE es, desde hace años, aplastante: se situa, en diferentes momentos, entre un 80 y un 90%.
Estos datos son accesibles en internet, en idiomas como inglés.
Decir que Polonia rechaza “el modelo y los valores europeos” mientras que entre un 80 y un 90% de polacos apoyan la Unión Europea, equivale a desinformar. Estoy convencido, obviamente, que el autor no lo hace deliberadamente y que ha escrito el texto con buena fe. Pero creo lo que le ha faltado es rigor, ciudadosa verificación de los datos y hechos y aspiración a la objetividad o a la no confusión del analisis con la propaganda.

Zbigniew (Marcin Kowalewski)
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Carissimi,
sul piano del metodo Zbigniew ha ragione: non bisogna identificare governi e popoli. Si può però obiettare che se i governi vengono approvati da una maggioranza parlamentare eletta, allora esprimeranno, in qualche misura, degli orientamenti dei cittadini. Questo è implicito nell'argomentazione di Roberto Savio.
Mi è venuta la curiosità di controllare e ho avuto la conferma di quanto mi aspettavo. I risultati elettorali presentati sui soli voti validi non sono più attendibili come "sondaggio" dell'opinione pubblica in un dato momento.
In Polonia, nelle elezioni parlamentari del 2011 i due partiti maggiori hanno ottenuto questi risultati:

Piattaforma civica - Platforma Obywatelska: 5.629.773 voti (39,18% sui voti validi, ma 18,30 sul totale degli elettori);
Legge e giustizia - Prawo i Sprawiedliwość: 4.295.016 voti (29,89% sui voti validi, ma 13,96 sul totale degli elettori).
Elettori: 30.762.931; voti validi: 14.369.503.

Risultati delle elezioni parlamentari del 2015
Piattaforma civica: 3.661.474 voti (24,09% sui voti validi); per queste elezioni non dispongo del totale degli elettori, ma se non si sono verificati strani sconvolgimenti nel numero degli elettori, la percentuale sul totale dovrebbe essere intorno all'11,88%.
Legge e giustizia: 5.711.687 voti (37,58% sui voti validi, ma 18,83 sul totale degli elettori).

Piattaforma civica è conservatore ma non euroscettico, Legge e giustizia sì.
In ogni caso, questi due partiti conservatori hanno circa un terzo del consenso popolare, in calo in termini assoluti. Agli euroscettici si potrebbe aggiungere, mi pare, il partito di Paweł Kukiz, con 1,4 milioni di voti, popolare fra i giovani, e quello di Korwin, con 700 mila voti. Ma è pure interessante che il neofondato partito Modern, liberale ed europeista, alla prima prova ha ottenuto 1,1 milioni di voti, poco più della Sinistra unita; anche il partito Razem, di sinistra, è stato fondato nel 2015 e ha guadagnato 500 mila voti. Questo stando alle elezioni.

Nel merito dell'articolo, penso che occorra distinguere tra sentimenti xenofobi nei confronti di immigrati e rifugiati e volontà di restare nella Ue e nell'area dell'euro. A quanto pare anche i greci, che ragioni di essere molto arrabbiati con la Ue e l'eurozona ne avrebbero, vogliono restare dentro. Altra questione ancora è quella se si possa parlare di una identità europea nel senso in cui si parla di una identità nazionale, cosa della quale dubito.
Ovviamente, se si mette in campo una qualche iniziativa anti-antieuropeismo ci sono.
Ciao,

Michele (Nobile)
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Querido Zbigniew,
estoy totalmente de acuerdo contigo que hay que diferenciar gobiernos y ciudadanos. Pero, desgraciadamente, el sistema parlamentario es el que expresa a los ciudadanos, en un sistema intergubernamental. Y en Hungría y Polonia los gobiernos han sido elegidos… Ahora, podemos abrir un debate sobre la democracia representativa y no participativa, y esto es para mi importante. Pero acuerdate de mi mirando en un plazo de cinco años el proceso político europeo: temo que nos vamos rápidamente a la derecha. Con una izquierda suicida, y un centro que esta antropologicamente y económicamente en reducción, la crisis politica y económica apoya a la derecha.
Mi problema es que cuando escribo, lo hago para mi propria utopia: obligar la gente a salir de los estereotipos de la información comercial. Para esto he creado Othernews, que si Massari me autoriza, voy a enviar a los email de los que consideran que la información se ha convertido en un peligro adicional para los ciudadanos.
Pero, cuando escribo, es porque algo me indigna, y escribo para un ciudadano medio. Y cada vez me quedo apenado por todo lo que dejo afuera, y la imperfección y la incompletitud de lo que he escrito. Solo cuando recibo comentarios como el tuyo y de Nobile, veo que hacer las cosas mejores, con las aclaraciones y salvedades que cada hecho obligaría a llevar, conllevaría tantas palabras…
Hoy un artículo no se puede distribuir por ningún sistema, si es mas de 850 palabras… por lo tanto, busco que llegue un mensaje central, y seguro que lo hago no tan bien como debería… pero si vuelves a reescribir lo que he hecho, sin aumentar de palabras, estaré muy agradecido… y mil gracias por comentarios de compañeros que respeto y estimo, y a los cuales pido comprensión sobre una tarea tan difícil como la mia: despertar a la gente, quedando en las reglas del juego…
Un abrazo,

Roberto Savio

En la propagación y/o reedición de este texto le rogamos citar la fuente: www.utopiarossa.blogspot.com

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.